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ALEC B. ST 45
Evviva
l’Italia! Verrebbe spontaneo aprire così la prova del nostrano
prodotto, soprattutto in quest’anno in cui si respira aria di mondiali
di calcio. Celie a parte, siamo di fronte a un ennesimo frutto della
creativa genialità italiana che, in anni recenti, ha prodotto varie
interessanti proposte sul mercato degli strumenti musicali. A Nord di
Novara, la Alec B. produce hardware per chitarre e bassi elettrici.
Ingegneria, tecnologie produttive e materiali utilizzati sono tutti di
notevole livello e tali da aver messo in evidenza i prodotti Alec B.
presso costruttori nazionali e internazionali: Frudua e Manne installano
regolarmente già da tempo l’ingegnoso ponte oggetto di questa prova;
Carvin, Fishman e persino Fender sembra siano rimasti folgorati dalla
realizzazione della Alec B.. Vedremo...
L’ST4S (dove ST sta per Stratocaster poiché ne ricalca la piastra base;
esiste un modello AB45 per sostituire tremoli tipo Wilkinson) è costruito
interamente in Italia, protetto da brevetto: si tratta di un esclusivo
sistema di basculaggio su cuscinetti a rulli cilindrici, in sostituzione
delle tradizionali viti o pivot. Permette un perfetto ritorno
all’accordatura originale, grazie all’assenza totale di punti di
frizione, soprattutto se abbinato a meccaniche autobloccanti e capotasti
in grafite o materiale autolubrificante.
In medio stat virtus: dopo gli estremi devastanti dei Floyd Rose e le
manie vintage, ecco finalmente quello che sembra essere il meglio dei due
mondi: estrema manovrabilità e gran suono. Questi i vantaggi riscontrati:
completo rilascio delle corde, in stile Floyd Rose, per dive bombs, senza
però dover ricorrere all’orrendo bloccacorde; incremento notevole del
volume sonoro e degli armonici; notevole incremento del sustain (20% in più)
rispetto al Floyd nella prova effettuata con oscilloscopio. Inoltre
trascurabile movimento del tremolo durante i bending, perfetto ritorno e
stabilità dell’accordatura originale.
Il tremolo è fornito con una garanzia di 5 anni. Le sellette sono in
acciaio temperato, così come la piastra di base e quella di sustain (rif.
schema); il blocco inerziale è in ottone, la leva in acciaio inox.
Il ponte bascula su due cuscinetti a rulli cilindrici, con carico statico
di 129 Kg. ciascuno, quindi molto resistente. Le sellette si regolano in
altezza e intonazione. Il montaggio è semplice ma sicuramente riservato
al liutaio, che praticherà uno scalino interno alla cassa di 11-11,5 mm.,
tra i fori dei due piloncini (per il Floyd Rose) o delle sei viti (per il
Fender) del vecchio ponte da mandare in pensione. Su questo scalino si
appoggiano piastra di sustain e supporto con i cuscinetti, fissati al
corpo della chitarra tramite due viti. Si appoggia il ponte sui
cuscinetti, si agganciano le molle (2 o 3) e siamo pronti. Il ponte resta
sospeso di 1-1,5 mm., così da consentire anche la trazione delle corde,
oltre al tradizionale rilascio. Sono disponibili spessori da 0,5 e 1 mm.
da inserire sulla piastra di sustain, per ottimizzare l’altezza del
ponte in base all’action richiesta dall’utente e all’angolo di incidenza
del manico sulla cassa.
Veniamo alla prova su strada. Abbiamo ricevuto una bellissima P.R.S.
Custom, con due humbucker Seymour Duncan splittabili, molto in stile
Robben Ford nel sound e nel feel.
La nostra personale P.R.S. è un perfetto termine di paragone. Da spente
c’è già una mostruosa differenza di volume, presenza e toni bassi; un
generale maggior spessore di suono e timbro impressionano subito. Il
sustain è un godimento. Infiliamo la leva nel ponte ed è immediatamente
sensibile e morbida da controllare; traspone bene anche double stop e
triadi di quasi un tono su, senza alterarne i rapporti musicali di
accordatura. Bene, è una caratteristica molto musicale. Già ci piace
questo Alec B. ST 45. Passiamo l’ascia nel Mesa e finalmente ci siamo:
questo “coso” lavora bene e si maneggia con estremo comfort. Per i
cattivi sono possibili dive bomb estremi, armonici da effetti speciali e
pirotecnie varie. Per i più musicali questo ponte diventa un mezzo per
conferire complesse inflessioni vocali alle note e agli accordi; invita a
suonare... il tremolo! Il timbro della chitarra non risulta
particolarmente alterato, anzi semmai leggermente migliorato nelle sue
componenti fondamentali. È incredibile come quest’oggetto dalle
fattezze familiari, quasi tradizionali, consenta lavori estremamente
accurati dal punto di vista musicale. Bel suono, grande cura di
realizzazione e ottimi materiali, incredibile maneggevolezza, sensibilità
musicale e, volendo, aggressività, tutto ciò convive nella produzione
tutta italica di questo tremolo. Liutai, quest’oggetto tra poco potrebbe
essere un big! Teniamolo d’occhio. È disponibile con finiture cromata,
dorata e cromata nera. In attesa di una buona distribuzione nella catena
commerciale, ci facciamo ancora una volta la stessa domanda: perché è più
facile far arrivare e apprezzare le nostre cose all’estero, prima che a
casa nostra? Nemo profeta in patria? Pensiamoci un po’ su...
Italo
De Angelis in collaborazione con Bacco Guitar Lab, Pescara |